Categoria: Cultura e Intrattenimento > Museo
Distretto: Lisboa > Lisboa > Lisboa > Sé
La Prigione dell'Aljube si trova nella zona della Sé, nel cuore storico di Lisbona. Si trova in un'area centrale della città, integrata nel tessuto urbano più antico, vicina ad altri punti di riferimento della capitale. L'edificio si trova in Rua de Augusto Rosa.
L'edificio che oggi conosciamo come Prigione dell'Aljube ha un legame molto antico con la funzione carceraria, con origini che risalgono all'epoca dell'occupazione islamica di Lisbona (VIII-XII secolo). La parola stessa "Aljube" deriva dall'arabo "al-jubb", che significa "pozzo" o "cisterna", evocando l'idea di uno spazio profondo e chiuso. Nel corso dei secoli, servì come carcere per prigionieri del foro ecclesiastico e, in seguito, dopo l'instaurazione del Liberalismo, si trasformò in una prigione per detenuti comuni, arrivando ad essere, per un certo periodo, destinata esclusivamente alle donne.
Uno dei periodi più significativi e dolorosi della storia dell'Aljube fu il suo utilizzo come prigione per gli oppositori politici durante la Dittatura Militare e lo Stato Nuovo. Dal 1928 fino alla sua chiusura nel 1965, accolse migliaia di "prigionieri politici e sociali" detenuti dalla polizia politica, la PVDE (in seguito PIDE). L'edificio divenne uno dei principali luoghi di detenzione e interrogatorio a Lisbona. Qui, i prigionieri venivano sottoposti a metodi di tortura, come la privazione del sonno o pestaggi, con l'obiettivo di ottenere informazioni. L'Aljube fu un luogo di intenso sofferenza e, in alcuni casi, di morte.
Un aspetto particolarmente disumano della Prigione dell'Aljube erano le celle di isolamento, conosciute come "curros" o "gavetas" (cassetti). Costruite negli anni '40, erano spazi minuscoli, descritti come "sarcofagi", appena "della misura di un uomo sdraiato". Lo spazio era estremamente limitato, permettendo a malapena il movimento. L'oscurità era quasi totale a causa delle doppie porte (una delle quali cieca). L'isolamento era imposto in modo assoluto, senza accesso a libri, carta o alcuna distrazione, accentuando l'angoscia. La soddisfazione dei bisogni fisiologici dipendeva dall'autorizzazione e dalla sorveglianza delle guardie, un metodo di umiliazione che infrangeva la dignità umana. Era in questi spazi che i prigionieri incomunicabili attendevano gli interrogatori.
Il contatto dei detenuti con l'esterno era rigidamente controllato. Le visite dei familiari autorizzati avvenivano nel parlatorio, dove prigionieri e visitatori erano separati da una doppia rete, con un agente della polizia politica posizionato nel corridoio intermedio per ascoltare e sorvegliare. Le conversazioni si svolgevano frequentemente nella penombra e venivano interrotte al minimo sospetto da parte dell'agente. Qualsiasi tentativo di denunciare le condizioni carcerarie o le violenze comportava l'interruzione immediata della visita, aumentando l'isolamento dei detenuti.
Nonostante le condizioni avverse e la repressione, la Prigione dell'Aljube fu anche teatro di manifestazioni di resistenza. Nel corso degli anni, si registrarono diversi tentativi e alcune fughe notevoli, attentamente pianificate ed eseguite con grande rischio, che dimostravano la determinazione a conquistare la libertà. Oltre agli atti individuali di resistenza, l'edificio fu anche il luogo prescelto per manifestazioni pubbliche di solidarietà e protesta. Un esempio significativo fu la concentrazione di centinaia di studenti e popolani di fronte alla prigione nel 1965, che chiedevano la liberazione dei prigionieri.
Dopo la fine della dittatura nel 1974, l'edificio cessò la sua funzione carceraria e, col tempo, si consolidò l'intenzione di trasformarlo in uno spazio dedicato alla conservazione della memoria. Il Museo dell'Aljube, Resistenza e Libertà fu inaugurato nel 2015, onorando tutti coloro che lottarono per la libertà e la democrazia in Portogallo durante il lungo periodo del regime dittatoriale. Il museo conserva la storia dell'edificio stesso e, attraverso testimonianze, documenti e ricostruzioni (come quella dei "curros" e del parlatorio), fa conoscere la repressione, la prigione e l'importanza della resistenza nella conquista dei valori democratici.
Coordinate DD: 38.7101936,-9.1326956
Coordinate DMS: 38°42'36.7"N 09°07'57.7"W